Domenica 2 Dicembre – Diurno

Ci svegliamo tutti i giorni
Non alla stessa ora, ma piano
Accompagno il mio respiro alle labbra
Ascolto quella musica, seppur stonata
E mi metto a camminare sulle tue note
Sfioro i polsi e guardo
Oltre l’oceano di quei capelli bagnati
E l’oro mi circonda la testa
Sento il sudore sugli occhi e le gambe così forti annodate alle mie, ti trascinano
E non puoi più scappare
Non ti posso chiedere nulla, e non ce n’è bisogno
Perché questo é un sogno
Ci svegliamo tutti i giorni
Non nello stesso letto, ma veloci

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Domenica 18 Novembre – Ancora

Provavo a ricordare come il giorno si staccasse dalla notte. Passeggiavamo mano per mano e i pugni chiusi serravano quel giorno stranamente arancione. Non si voltava mai e camminava con noi. Lento e dolce, sapeva dei gemiti di un neonato e non si poteva abbandonare.

Martedì 6 Novembre – Eccoti

Non voglio che torni a tenermi per mano
A stringere i miei polsi quando baciavo il tuo collo sudato
Non pretendo di rimettermi a sedere tra il tuo cuore e l’anima
Chiedo solo l’istante
Che ridarà giustizia ai nostri giorni

Domenica 28 Ottobre – Tu

C’è più di un pezzo di noi in tutto questo
Io che cerco di misurare la tua ferocia
Tu in pace che scorgi il mio cuore
Abbiamo saltato ogni passaggio
Per arrivare all’istante perfetto della separazione
Qui non c’è più spazio per gli errori
E il male è solo un ricordo
…ma le mie orecchie acute
Possono ancora sentirti cantare per me

Lunedì 17 settembre

E così, dopo qualche anno su questa terra, mi trovo a ripensare a questioni sulle quali non mi interrogavo da tempo, forse anni, visto che all’incirca, la mia età dell’esplorazione dovrebbe essere giunta al termine. Molto probabilmente un alibi. Poi incrocio questo articolo, sul concorso più anacronistico di sempre (per me solo, probabilmente) e sui sentimenti, sempre più raccapriccianti che ispira, nelle menti…e nei corpi. E mi domando cosa dimora in quegli animi. Qual’è il reale timore che ci spinge a scagliarci violentemente o con tutta la fredda razionalità, tipica di questi ultimi anni, contro ciò che non riconosciamo o accettiamo? Arrivi a pensare che il concetto di uguaglianza e/o rispetto, sia ormai talmente sdoganato da convincerci a non percuotere più neanche una tovaglia dopo pranzo per paura di vederla soffrire e un attimo dopo una folla di barbari violenta psicologicamente una ragazza appena maggiorenne. Colpevole di non essere immediatamente riconoscibile come omologa.
Non siamo ancora riusciti a superare gli archetipi dei nostri antenati? Trovo incredibile che tecnologie potenti come quelle dei social servano più a imbarbarirci che a farci fare un passo evolutivo. Questo nuovo mondo di possibilità potrebbe sostentare l’empatia che ci manca e che è così difficile da costituire. Deve farlo! Non deve essere solo una cloaca dove vomitare il nostro risentimento per la vita, per ciò che abbiamo perso e per le persone che, invece, trovano il coraggio di indossare un nuovo pezzo di loro stesse e alzarsi con pari e probabilmente più dignità della nostra.
Sarà sicuramente così. Magari sono solo strumentalizzazioni volte a farci dimenticare, che in realtà, siamo tutti così diversi da essere praticamente identici.

Giovedì 6 Settembre – Scatto

E ricondotta al suo elemento volteggiava piano. Così lenta da sembrare parte del paesaggio. Il canneto era folto e confondeva lo sguardo più attento. Il mio era già difettoso, quindi non vi riponevo fiducia. L’olfatto era il mio senso primario, fin dall’infanzia in realtà. E lì, vinceva solo l’odore dell’acqua. Non riconoscevo altro odore, oltre quello di vegetazione e umidità. Eppure mi appariva davanti, danzava, sollevata dal livello dell’acqua. Impossibile. In certi momenti degli scatti improvvisi, le donavano un’aura di terrore puro. Un piccolo, freddo spettro in grado di raggiungerti in un respiro. Ma cosa poteva suscitare un essere così apparentemente fragile?

Domenica 2 Settembre – Assente

Di cosa parlassimo, in tutto il tempo passato insieme, non saprei dirlo. Cosa mi spingesse a comprimere lo spazio tra le tue dita con le mie. Perché cercassi sempre di guardarti mentre la luce crepuscolare disegnava i tuoi contorni. L’arancio e l’oro che mi spaccavano gli occhi.

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